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Corrispondenza elettronica e privacy dei dipendenti, un mal di testa per i datori di lavoro!
In merito a una decisione della sezione sociale della Corte di Cassazione del 23 ottobre 2019 (ricorso n. 17-28.448) Questa giurisprudenza evidenzia la difficoltà che i giudici incontrano nel trovare un giusto equilibrio tra i diritti del lavoratore e gli interessi legittimi del datore di lavoro. UN il dipendente aveva effettuato uno scambio con un istituto di lavoro tramite la sua messaggistica istantanea su elementi relativi alla vita privata di un manager ma utilizzando il suo computer professionale. È stata licenziata per cattiva condotta. Per giustificare la sua decisione, il datore di lavoro ha fatto valere il fatto che i commenti non erano accompagnati dalla dicitura “personale” e che si presumevano quindi di carattere professionale. La corte d'appello ha dichiarato che i messaggi provenienti dalla messaggistica istantanea non erano illeciti e ha pertanto ritenuto ingiusto il licenziamento condannandola a risarcire al dipendente licenziato varie somme. I giudici del processo hanno invece ritenuto che il fatto di aver ricercato messaggi di carattere privato costituisse un'invasione della vita privata ai sensi dell'articolo 8 della Corte europea dei diritti dell'uomo il quale prevede che "ogni persona ha il diritto di rispetto della loro vita privata e familiare, del loro domicilio e della loro corrispondenza”. I giudici hanno precisato che il fatto di aver rinvenuto, in questi messaggi, elementi della vita privata del dipendente, ha permesso di ribaltare la prova secondo cui tali messaggi erano di carattere professionale. Questi messaggi diventavano, attraverso gli elementi che contenevano, messaggi di natura propria privato tutelato dal diritto al rispetto della vita privata del dipendente sul posto di lavoro e della segretezza della corrispondenza. In altri termini, emergeva una presunzione di carattere privato di tali messaggi che garantiva loro una maggiore tutela. Ricorrendo alla Corte di Cassazione, il datore di lavoro sosteneva che i messaggi di questo dipendente avevano carattere professionale in quanto non erano accompagnati dalla dicitura “personale”.Domande frequenti
L’employeur peut-il surveiller les emails et la messagerie des salariés ?
Oui, mais dans certaines limites. L’employeur ne peut pas surveiller les messages privés identifiés comme tels. Les messages professionnels peuvent être consultés, mais le salarié doit en être informé et la surveillance doit être proportionnée.
Puis-je utiliser ma messagerie personnelle au travail ?
Oui, mais l’employeur peut limiter cet usage. Si vous utilisez votre messagerie personnelle, elle est protégée par le secret des correspondances, sauf abus caractérisé.
Quels sont les délais pour contester une surveillance abusive de la messagerie ?
Vous pouvez agir dans les 5 ans suivant la découverte de la surveillance abusive. Il est conseillé de consulter rapidement un avocat pour préserver les preuves.
Quels sont les coûts d’une action pour violation de la vie privée au travail ?
Les honoraires d’avocat varient : une consultation coûte entre 200 et 400 € TTC. Une procédure judiciaire peut aller de 2 000 à 6 000 € TTC. L’aide juridictionnelle est possible.
Que faire si mon employeur lit mes emails personnels sans autorisation ?
Vous pouvez porter plainte pour violation de la vie privée et saisir le conseil de prud’hommes. Rassemblez les preuves et consultez un avocat expert pour engager les démarches.

